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Burn baby burn


Qualche giorno fa pubblicavo questo post su Instagram.




Ormai credo sia chiaro anche ai muri che negli ultimi mesi ho pensato spesso a cosa sia davvero per me il lusso, a come voglio vivere il mio tempo al meglio possibile.

Dai vostri messaggi, mi sono accorta di aver toccato un punto sensibile: siamo accumulatrici seriali. Di candele, di rossetti, di cancelleria, di tisane- ognuna le sue passioni, qualcuna anche tutte. Compriamo oggetti che ci piacciono moltissimo e li teniamo chiusi nel cassetto per timore di rovinarli. Oppure li conserviamo per occasioni speciali talmente tanto a lungo che quando poi arrivano le benedette occasioni non ci ricordiamo di averli, e ne compriamo altri (mi è appena capitato, giuro).

So benissimo che non sono riflessioni originali. Però evidentemente non abbastanza, dato che continuiamo a non accendere le candele, a non usare i quadernini belli.

E quindi mi sono sfidata: ad accendere tutte le candele, usare tutta la cancelleria magnifica, indossare il vestito glitterato, usare quel rossetto. 

Almeno una volta a settimana, un gesto che mi faccia passare dalla sterile soddisfazione del possesso- che poi è pure brevissima*- al godimento dell'esperienza. Basta essere posseduta dalle cose, le cose adesso le voglio usare e fare mie

Sarà il gesto del venerdì, il mio personale modo di festeggiare il fine settimana che arriva. Lo troverete con l'originalissimo #cosecheuso
 e sì, un po' vi sfido: accendete le vostre candele.   




*salvo il collezionismo vero, ma quella è una cosa diversa 

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Le conseguenze di un salvagente sulla lettura

Quando abbiamo parlato delle letture estive  mi ero riservata "l' assoluto diritto di leggere più di quanto indicato. O meno. O diversamente. O di pescare tra i libri che porterà Mister Hermoso".   Cosa puntualmente successa. 


In realtà ho letto meno di quanto credessi: ho comprato una mini ciambella col risultato di poter rimanere a mollo ore intere e ridurre drasticamente il tempo per la lettura. Che se mi aveste detto che un salvagente da 3€ mi avrebbe cambiato la vacanza non vi avrei mai credute. E invece... 

Ci sono però due libri di cui vi voglio parlare oggi. Entrambi conosciuti grazie a Tegamini, che si conferma la mia pusher di libri preferita.

Il primo è Pedro Paramo di J.Rulfo: quando mi è arrivato mi ha sorpresa moltissimo la sua edizione. Il racconto, di per  breve, è accompagnato da un apparato critico mastodontico. Apparato che io ho letto solo dopo, memore delle troppe volte in cui il piacere della lettura mi è stato rovinato. Col senno di poi, forse in questo caso avrei fatto meglio a leggerlo prima. 

Nella storia ci trovate tutti i temi che hanno fatto di Marquez quel grande autore che amo, e lui stesso lo lodava senza timori. Per me è stata una lettura faticosa: appena mi sembrava di essere "dentro" bastavano tre parole per trovarmi di nuovo "fuori".  

Però Pedro si affaccia ancora oggi nei miei pensieri e quando una storia ti resta dentro così, quando ti lascia domande e dubbi che ti scavano dentro, è il regalo più grande che un libro possa farti. 

Molto diverso per stile, storia e modalità ma alla fine con dei sorprendenti punti in comuni è invece 7 di T. Garcia. Sei racconti lunghi ambientati in realtà alternative che trovano senso e ragione d'essere- per me solo in parte- con la settima novella. Alcuni espedienti narrativi sono bellissimi, altri meno riusciti. Tutto il libro però ha uno stile e un alone di mistero che da subito mi hanno catturata, senza lasciarmi altra alternativa che leggere, andare avanti, per capire e scoprire. Si capisce tutto alla fine, si sa tutto? No, anzi. Per quanto mi riguarda restano molte domande aperte. 

Ma proprio questa sua apparente incompiutezza, con un finale che rimanda alla possibilità di almeno altri 100 racconti lunghi alternativi, e agli interrogativi che solleva ripenso spesso. 

Eccolo qui, il punto in comune tra questi due libri: la capacità di restare col lettore anche dopo la parola fine, di cambiare definitivamente una minuscola parte di te, di seminare domande, dubbi e curiosità, di tenerti incollata a una storia anche se non tutto quello che succede ti piace. 

Quella cosa semplice semplice che è il senso della letteratura. 

(scusate il finale ad effetto, ma quando ci vuole, ci vuole)
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Come diventare la cugina di Bambi- Primer ciglia Essence

Qualche mese fa stavo per darmi alla laminazione alle ciglia. Volevo fortissimamente l'effetto "occhioni" e sono decisamente incapace nell'applicare le ciglia finta. Giuro, ho provato anche quelle magnetiche, teoricamente a prova di goffa, ma niente. Io l'effetto Bambi non lo riuscivo ad avere. 

     

Poi ho avuto non una ma due botte di culo grandi fortune: la prima è stata incontrare un'estetista onesta- che mi ha detto che l'effetto Bambi si ottiene solo con le ciglia finte. La seconda è avere uno Scarpe&Scarpe vicino casa, dove gli espositori Essence sono meglio protetti dalle cavallette cosmetiche.

E' così, mentre elaboravo la rinuncia all'occhione Bambi ho visto questo Primer ciglia effetto volumizzante.


L'idea è ormai ben diffusa: una base bianca, generalmente composta per lo più di cera o fibre, che aumenta, grazie alla sua texture, la parte di ciglia su cui poi il mascara riuscirà a fare presa. Da qui l'effetto wow. Questo Essence dovrebbe anche avere una leggera profumazione al mango- da cui l'evocativa foto del loro account twitter- ma devo dire che il mio naso non ci ha fatto granché caso.

Avevo smesso di usare questo prodotti eoni fa, quando ancora erano venduti in combo con il mascara, per passare alle fibre: l'effetto c'era ma trovavo scomoda l'applicazione, soprattutto quando hai tre minuti in tutto. 

Ma il mix tra il prezzo irrisorio- meno di 3€- e il mio non voler rinunciare agli occhioni da cerbiatta mi ha fatto tornare a casa con questo primer ciglia. Lo uso da quasi tre mesi ormai e ne posso solo dire gran bene. L'effetto volumizzante è garantito, si strucca facilmente con un buon bifasico e non crea grumi o inspessimenti anti-estetici.

Sarà perché a costruire l'effetto ciglia finte contribuisce la cera e non le fibre, sarà che le formulazioni negli anni sono migliorate, saranno i due fattori assieme ma io lo trovo anche praticissimo da applicare: una passata di primer, una/due di mascara e divento la cugina di secondo grado di Bambi!


Lo ricomprerei: sì

Lo consiglierei: sì

Lo regalerei: sì, creando un kit occhi.   
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Un calendario tutto l'anno

Stamattina qui c'è il sole, è una splendida giornata autunnale: di quelle calde senza essere soffocanti, che la sera rinfresca e si sta benissimo sul divano a guardare un film. Dopo averci perseguitato con i foliage, i pumpkin latte stagionali, la bellezza della musica della pioggia, la gioia delle tisane e dei pigiami che ti accolgono caldi la rete- e soprattutto Instagram- dovrebbe quindi essere un mondo felice. 

E invece.



Invece è già un fiorire di proposte per Halloween- e vabbè- ma anche di Calendari dell'avvento. Ripetiamo assieme: Calendari dell'Avvento. Oggi, 8 ottobre 2019, quando mancano 77 giorni a Natale. Settantasette giorni. B A S T A. 

Poi dice che siamo tutte ansiose, che non sappiamo goderci il momento. Non so voi ma io non ho fatto in tempo nemmeno a comprare la mia prima zucca e a bere una tisana calda che già sento incalzare i glitter festivi e i panettoni. E' tutto macinato via veloce, senza godimento vero. Quando abbiamo deciso che oggi è, per definizione, il peggior momento della nostra vita? 

Nessuna meraviglia l'ansia perenne, il malcontento continuo: vogliamo sempre vivere un momento che non possiamo avere - l'estate passata, il Natale che deve arrivare. E la cosa tremenda è che ci condanniamo da sole a questa infelicità. 

Allora, per favore, adesso, ora, oggi: fermatevi. Godetevi quest'autunno meraviglioso. Fatene tesoro, assaporatelo, vivetelo. Chè il presente non si chiama così a caso e che i calendari servono per tutto l'anno, non solo un mese.  


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I cinque cocktail preferiti di una vecchia spugna*

Questo post è stato ispirato da Drammetta bella. Solo che io non sono astemia, anzi. Ho quindi, per amor di onestà, modificato il titolo. 

Ciò detto, andiamo a scoprire i miei 5 cocktail preferiti di sempre.




Partiamo da quello che bevevo tanto, tantissimo, diciamo sempre, quando ero proprio piccina -ma già maggiorenne: Martini Bianco, in ogni sua forma. Semplice con oliva o scorza d'arancia o in cocktail- ossia con gin e oliva.  Ero giovane in tutto, anche nel gusto, e il dolciastro di questo super alcoolico era perfetto come primo avvicinamento. 

Poi due cocktail che prendo quando sono in posti dove a farti da bere è lo stesso che batte lo scontrino: Gin Tonic o Cuba Libre. Basta scegliere bene le materie prime e non c'è verso che vengano cattivi. So che farebbe figo dire che il mio Gin del cuore è il Mare, ma io preferisco il Bombay Sapphire. E il rum è Zacapa. Ora, se non mi fanno nemmeno scegliere le materie prime, prendo direttamente una birra. 

Se invece capito in un posto dove il barman c'è davvero, allora scelgo un Moscow Mule o un Mojito. Menzione d'onore al baretto di questa estate che fa un Mojito alla liquirizia che ancora me lo sogno la notte e che ha reso le mie vacanze più leggere e frizzanti *sospira ricordando*.

Infine, IL cocktail per eccellenza. Quello che più di tutti amo, che bevo e ribevo nelle sue tre varianti (originale, sbagliato e americano) senza mai stancarmene. 

Mi piace tutto di lui, perfino il colore e il bicchiere in cui viene servito- che è come me, corto e cicciotto. Sua maestà il Negroni 



Tra l'altro, lo sapevate che prende il suo nome dal Conte Camillo Negroni che, di ritorno da uno dei suo viaggi, propose al suo barman di fiducia di sostituire il seltz con del gin che aveva apprezzato a Londra? La prova provata che dai viaggi vengono sempre cose belle! 

Ecco qui, le mie scelte da beona, fatemi sapere se abbiamo gusti simili. E fatemi sapere anche se questo tipo di post vi piace. Ormai faccio sempre più fatica a parlare solo di cosmetici e creme, mi piacciono sempre tantissimo e Sephora è la mia mecca personale ma credo che parleremo anche di un sacco di altre cose. 

Buon fine settimana meraviglie, brindo a noi!  





*devo farvi che il pippone sul non guidare e sul non salire in auto con chi ha bevuto? Tanto lo sapete tutte che chiamare un taxi è molto più chic che andare in auto con un ubriaco, giusto? Vabbè, facciamo che ve l'ho fatto. E buon fine settimana!

     
        
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Quel che non resta- estate 2019

Confesso. Ho rimandato il più possibile questo post perché voleva dire riconoscere definitivamente la fine dell'estate. E quest'anno ho passato delle vacanze così banalmente perfette nella loro semplicità che lasciarle andare mi costa più del solito. 

Ma ormai è ora: vorrà dire che userò le lucine del "mio" bar in spiaggia per illuminare il cammino a nuovi viaggi e progetti. 



Prima però, uno sguardo ai consumi cosmetici di questi mesi- tenendo come sempre fuori i grandi classici (Garnier Ultra Dolce, Bifasico Alverde, deodoranti Dove e bagnoschiuma vari). 

C'è una quantità incredibile di solari: ho comprato e ricomprato la Cien SPF 50. Tra i suoi molti pregi (protezione, reperibilità, costo minimo) ci aggiungo anche la dimensione-100 ml. I solari da un anno all'altro perdono ogni capacità protettiva, queste confezioni permettono di non trovarsi a dover gettare metà prodotto al 20 agosto. 

Ho finito anche la crema doposole, della [ Comfort Zone ]. Era una confezione gigantesca-   ml- e credevo non sarei riuscita mai a vederne il fondo: invece, tutto di lei mi è piaciuto. Perfino la sua assenza di profumo, che inizialmente mi aveva infastidito.  

E fin qui, era estate, diciamo che gioco facile con i finiti. Tenetevi forte però mie care, perché ho finito ben altro. 

Per esempio la crema viso Mater Natura a mela verde e bambùO ancora, il contorno occhi di Vera & The Birds. O la crema viso di Yves Rocher, Elixir Jeunesse. Siamo oneste, ho fatto una strage di skincare. Con l'aggravante di essere decisamente orfana di prodotti che mi sono molto piaciuti e alla ricerca di degni sostituti. 

Non paga, ho terminato anche due detergenti viso della linea Luly della DM: un clamoroso caso di errore di valutazione. Tutto deponeva a loro favore ma per me sono stati si e no prodotti da sufficienza. Per fortuna, una delusione da pochi euro. 

Ma attenzione, attenzione, attenzione. Come se non bastasse, ho chiuso trionfalmente questi mesi terminando niente meno che ben 5 dicasi 5 prodotti di make up. 



Un mascara della Essence, e vabbè. Uno stick primer, sempre Essence (che meh potevo pure non prenderlo). Il mai abbastanza amato Primer Potion Urban Decay (già ricomprato) e un duo blush Nars Orgasm/Laguna. Ho perfino finito uno smalto: il pro white effect di Alessandro International che amo moltissimo e meno male che ne ho un altro. 

Insomma, quest'estate 2019 è andata bene anche sotto questo punto di vista.  Vieni lucina bella mia, andiamo a scoprire cosa ci aspetta per questo autunno.  



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