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Le conseguenze di un salvagente sulla lettura

ottobre 15, 2019
Quando abbiamo parlato delle letture estive  mi ero riservata "l' assoluto diritto di leggere più di quanto indicato. O meno. O diversamente. O di pescare tra i libri che porterà Mister Hermoso".   Cosa puntualmente successa. 


In realtà ho letto meno di quanto credessi: ho comprato una mini ciambella col risultato di poter rimanere a mollo ore intere e ridurre drasticamente il tempo per la lettura. Che se mi aveste detto che un salvagente da 3€ mi avrebbe cambiato la vacanza non vi avrei mai credute. E invece... 

Ci sono però due libri di cui vi voglio parlare oggi. Entrambi conosciuti grazie a Tegamini, che si conferma la mia pusher di libri preferita.

Il primo è Pedro Paramo di J.Rulfo: quando mi è arrivato mi ha sorpresa moltissimo la sua edizione. Il racconto, di per  breve, è accompagnato da un apparato critico mastodontico. Apparato che io ho letto solo dopo, memore delle troppe volte in cui il piacere della lettura mi è stato rovinato. Col senno di poi, forse in questo caso avrei fatto meglio a leggerlo prima. 

Nella storia ci trovate tutti i temi che hanno fatto di Marquez quel grande autore che amo, e lui stesso lo lodava senza timori. Per me è stata una lettura faticosa: appena mi sembrava di essere "dentro" bastavano tre parole per trovarmi di nuovo "fuori".  

Però Pedro si affaccia ancora oggi nei miei pensieri e quando una storia ti resta dentro così, quando ti lascia domande e dubbi che ti scavano dentro, è il regalo più grande che un libro possa farti. 

Molto diverso per stile, storia e modalità ma alla fine con dei sorprendenti punti in comuni è invece 7 di T. Garcia. Sei racconti lunghi ambientati in realtà alternative che trovano senso e ragione d'essere- per me solo in parte- con la settima novella. Alcuni espedienti narrativi sono bellissimi, altri meno riusciti. Tutto il libro però ha uno stile e un alone di mistero che da subito mi hanno catturata, senza lasciarmi altra alternativa che leggere, andare avanti, per capire e scoprire. Si capisce tutto alla fine, si sa tutto? No, anzi. Per quanto mi riguarda restano molte domande aperte. 

Ma proprio questa sua apparente incompiutezza, con un finale che rimanda alla possibilità di almeno altri 100 racconti lunghi alternativi, e agli interrogativi che solleva ripenso spesso. 

Eccolo qui, il punto in comune tra questi due libri: la capacità di restare col lettore anche dopo la parola fine, di cambiare definitivamente una minuscola parte di te, di seminare domande, dubbi e curiosità, di tenerti incollata a una storia anche se non tutto quello che succede ti piace. 

Quella cosa semplice semplice che è il senso della letteratura. 

(scusate il finale ad effetto, ma quando ci vuole, ci vuole)

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