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3 cose che ho imparato su - e da- i miei capelli

Dei miei capelli e del mio rapporto con loro ho parlato assai spesso

La verità è che riuscire a capirli è cosa veramente difficile mentre è facile, facilissimo farsi incastrare da regole e regolette. 


Ma alla fine, in 47 anni, tre cose che mi aiutano a vivere meglio -tricologicamente e non solo-le ho capite. 


1. Ci sono cose che puoi cambiare, anche stravolgere, e altre che sono immutabili. 

Puoi cambiare il tuo peso, il tuo stile. Non puoi diventare più alta e non puoi cambiare la struttura dei tuoi capelli: avrai leggeri miglioramenti ma se i capelli sono sottili non diventeranno mai tronchi di Baobab. 


2.  Non è vero che se ci metti impegno, cura e dedizione tutto funzionerà. 

Tutto dovrebbe funzionare. Ma i capelli- e tutto l'universo attorno a te- ti restituiscono non quello che ti meriti ma quello che loro vogliono. Tu puoi e devi metterci tutta la tua buona volontà, la tua conoscenza, la tua dedizione. Ma il risultato non sarà mai automaticamente certo o definito per sempre. 


3. Quando pensi di sapere cosa vuoi e come averlo, probabilmente cambierai idea. 

Quest'inverno avevo deciso di essere liscia: ho investito in piastra Ghd, prodotti Shu Uemura senza remore e dopo lunghe ricerche e studi. Nel momento esatto in cui avevo finalmente tutto, ho ripreso ad andare in giro riccia (oddio, mosso rovinato sarebbe definizione più adatta). E quando pensavo di voler restare riccia, mi è tornata voglia di liscio. Non credo che questa altalena finirà mai. 



Io vi giuro: prima fate vostre queste tre immense verità, prima smetterete di torturare i vostri capelli- e voi stesse. 

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Disarmocromia, sei mia.

Brevissimo riepilogo per ignoranti come la sottoscritta: l'armocromia individua quali colori ti stanno meglio basandosi sui tuoi naturali (incarnato, capelli, occhi). 

Esistono 4 categorie, che si indentificano con le stagioni: primavera, estate, autunno e inverno. 



Ecco. Qui è dove si ferma la mia piena comprensione. 

Se volete parlare di sottogruppi -i warm, i brillanti, i profondi etc- o di contrasti e croma, addio, mi avete perso. 



Ho provato a capire. A studiare. A chiedere a chi ne sa. Non riesco ad andare oltre alla divisione grossolana, da passerella: riconosco il gruppo primavera/estate  e autunno/inverno. Punto. 

Ora potreste dirmi: vabbè, ma a che serve? Non ce li hai gli occhi per vedere se un colore ti sta bene? Sì e no. 

Sì: un gusto ce l'ho e so cosa mi piace. No: il gusto si educa e c'è gente che trova bello essere color cuoio tutto l'anno o le sopracciglia inesistenti.

Volevo capire meglio ed ho continuato a cercare informazioni.Ed è stato lì che mi sono scontrata con le talebane armocromatiche*.

Ragazze che chiedono se sia armo l'astuccio delle penne, che analizzano con maniacale attenzione ogni colore, ogni sfumatura. Mi hanno rovinato quello che era un piacevole gioco. Paradossalmente però, mi hanno anche aiutata tantissimo.

No, non so quale stagione io sia tra Inverno emillesfumature e Autunno emillesfumature. Non so che croma sono, se sono profonda, brillante, calda o fredda (vabbè no, questa la so. Sono fredda e olivastra. Voi mettereste mai assieme questi due concetti? Io no. Ve l'ho detto, non ci arrivo). 

Alla fine però, studia che ti ristudia, ho capito quali gruppi di colori mi valorizzano e quali mi mortificano. Ma, molto più importante, ho capito che non intendo rinunciare a colori che mi piacciono solo perché non in palette. 

Non ho passato una intera vita a lottare per uscire dalla gabbia del "non si mettono i glitter di giorno" per rinchiudermi nel "se sei inverno non puoi mettere il grigio chiaro". 



Non avete idea di che liberazione sia stata capire tutto questo: ritrovare la dimensione del gioco e la consapevolezza del mezzo. 

Adesso posso pianificare il mio biondo estivo- rigorosamente non armo- con tutta serenità: perchè per me l'estate è bionda, e amo che lo sia. 



* temo siano le cugine delle talebane bio. Molto spesso le categorie, ahimè, coincidono.        

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And Just Like That...

Io Sex and The City -la serie- l'ho visto mille volte. So citare interi spezzoni, riconosco ogni scena e, soprattutto, ogni abito. La gonna tutù l'ho sempre voluta.    


Saggiamente, non la trascinarono all'infinito e gli diedero una fine degna- e molto "normalizzante". Molto meno saggiamente sono poi arrivati i film (l'ultimo mi sono rifiutata di guardarlo). 

Quando è stata annunciata la nuova serie, ho sentito il mio cuore spezzarsi. Non gli bastava aver rovinato una parte fondamentale della mia formazione televisivo-sentimentale al cinema. No, loro dovevano rovinarmi anche la serie. Maledetti.




Ho visto la prima puntata carica di pregiudizi trovandola forzata nei tempi, nelle battute, nei personaggi e- soprattutto- nel finale.  

Ho amato l'ultima puntata moltissimo e ci ho trovato un mio nuovo mantra personale (spoiler alert: è una frase di Miranda. E finché non la pronuncia è quella che più detesto in questa serie. Vedi tu la vita) 





Credo che questo cambiamento sia dovuto a due fattori: una splendida crescita della serie, in tutti i suoi aspetti, e miei nuovi parametri di valutazione. 

Non mi ero mai accorta di come la serie fosse esclusivamente popolata da bianchi, magri e privilegiati. A 47 ho apprezzato ed amato lo sforzo di inclusività (ricchi da far paura sempre eh, questo sia chiaro). E' stato enormemente interessante vedere donne di mezz'età raccontate, con una buona dose di onestà. 

Più di tutto ho saputo cogliere a pieno la narrazione fatta attraverso gli oggetti e gli abiti. Anche qui: a 20 anni non avevo gli strumenti per "leggere" quella parte del racconto, che pure mi ha influenzato enormemente- forse anche tanto di più proprio perché sprovveduta. 

Ma quando ho visto Carrie uscire di casa vestita così


 e, soprattutto, quando ho visto questo dettaglio


io non ci ho visto solo un abito rosso con una giacca che come cazzo si manterrà se non te la infili. 

Qui c'è Carrie che fonde la sua vita di prima- la collanina, la balza di tutù- con quella di dopo- le perle, la giacca di Mister Big- e che se ne va dolente ma non spaventata verso una porta che si apre su un mondo pieno di luce. 

E dato che devo imparare ancora molto sulla lettura del sotto testo, come dimostra il mio totale disappunto per la scelta dell'abito parigino, non vedo l'ora arrivi la seconda stagione. 

E continuo  a volere un tutù, anche nella versione 2022. 



 


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