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Date da mangiare ai vostri capelli - FoodHair Garnier

Ve ne accennavo nelle stories un po' di giorni fa (che vi siete perse se non mi seguite su IG. Assieme a un mucchio di faccioni struccati, quindi non so se è davvero un male per voi…) oggi è arrivato il momento di parlare per benino delle maschere Hairfood della Garnier 


In Italia ci sono- per ora, spero arrivino qui quelle presenti altrove-  4 referenze: banana, macadamia, goji e papaya. 

Per essere maschere da grande distribuzione non hanno un prezzo piccolo, attorno ai 6€ e questo, assieme a quel 98% di origine naturale, ha fatto sì che la prima volta che le ho viste le lasciassi lì. 

Dice: come, 98% di ingredienti di origine naturale, senza questo, senza quello e senza nemmeno quell'altro e non le prendi? Sì.

Perché io, che uso molti prodotti allo stesso tempo e li finisco in tempi  lunghissimi, voglio che abbiano conservanti efficaci. E i parabeni sono miei amici. Lo so che non fanno altro che raccontarveli come il male incarnato ma no, non lo sono. E per favore, non credete a me. Cercate le fonti dirette*. 

Quindi: prezzo relativamente alto, etichetta piaciona-bio = no, grazie.  

Poi, complice uno sconto, mi sono fermata a guardare meglio. E lì mi sono innamorata di come è scritto l'elenco degli ingredienti.



Ed in particolare dei "***: garantisce la sensorialità e la buona conservazione della formula". Mai fino ad oggi ho incontrato un modo più onesto e trasparente di raccontare un prodotto. 

Ho comprato prima Goji e, successivamente, Papaya. Il mio timore maggiore era la conservazione: Goji si è comportata egregiamente, restando intatta fino al suo ultimo utilizzo mesi dopo l'apertura (e mi auguro Papaya faccia lo stesso). 

Sono entrambe ricche, cremose, dal profumo magnifico ed estremamente persistente, cosa che amo moltissimo: sentirmi tra i capelli, anche a distanza di ore, un buon profumo è sicuramente un loro punto forte. 

Sono consigliate tre modalità diverse di applicazione ma io le ho sempre usate come maschera/impacco apprezzandole: i capelli sono belli lisci e lucidi, docili alla piega. Certo, non hanno eliminato del tutto i miei bad hair day, ma mi capita sempre meno spesso di ridurmi così…


...e direi che non è poco!


Le ricomprerei: sì, già fatto

Le consiglierei: sì, decisamente

Le regalerei: sì, a chi blatera di bio e INCI a casaccio. 



*per approfondire: qui  e qui 

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Gelsomini e coniglietti - Lattecorpo Bioq

Vi avevo detto che avremmo riparlato del Lattecorpo idratante al Gelsomino di BioQ ed eccomi qui (lo so, stento a crederci io stessa).



Nella mia eterna ricerca del perfetto profumo al Gelsomino, non potevo non provare questo prodotto. 

Ha un prezzo piccolo -poco più di 6€ e degli ingredienti interessanti- con gli estratti e gli olii molto in alto. Io l'ho preso online ma mi sembra sia reperibile anche negli OVS. 

Il nome, per una volta, è perfettamente fedele al prodotto: più che una crema infatti questo è un latte. La consistenza è leggera, si assorbe in poco tempo e il profumo è decisamente naturale e mediamente persistente. Svolge egregiamente la sua funzione idratante ed emolliente - ma se avete una pelle particolarmente secca potrebbe non soddisfarvi al 100%. 

La sua unica pecca per me sta nel packaging. Più in generale: l'uso della plastica nei prodotti che sventolano le certificazioni bio etc inizia a infastidirmi. I tempi in cui bastavano due orecchie da coniglietto per essere rispettosi dell'ambiente mi sembra siano passati. E qui siamo davanti a una plastica non riciclata e insomma: è ora che l'impegno sia complessivo

Lo ricomprerei: no

Lo consiglierei: nì, dipende da quanto il tema plastica vi tocchi

Lo regalerei: no
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2019 Book on a shelf #1

Il 2019 è stato, finora, un anno strano per quanto riguarda libri e letture. Ad oggi ho letto meno opere di quanto normalmente avrei fatto ma non perché non abbia letto o abbia letto volumi da millemila pagine. 

Ho letto di meno numericamente parlando perché ho scelto libri dalla lettura complessa, che mi hanno richiesto tempo e particolare attenzione. 



Il più impegnativo di tutti, ma anche uno dei più bei libri mai letti, è stato "Jakob il bugiardo" di Jurek Becker.  


Sapete bene che non vi racconterò la trama, rovinandovi il gusto della lettura. Posso dirvi che è il 1945 e che siamo in un piccolo ghetto ebraico della Polonia occupata dalle truppe naziste. Quello che invece devo dirvi è che questo è un libro pieno di speranza ed ottimismo, sul senso della letteratura e sull'importanza e il significato di raccontare storie. 

Ho faticato moltissimo all'inizio, per colpa della descrizione della quarta di copertina (sono spesso inaffidabili, ormai dovrei saperlo): mi aspettavo un romanzo pieno di quello scoppiettante humor yiddish e mi sono trovata di fronte un'epica narrazione di bontà e positività. 

Avete presente il Think Positive americano? Tutte quelle belle citazioni sull'ottimismo e la gratitudine? DIMENTICATELE. Questo è un libro pieno di speranze concrete, fatte di terra, sangue e piccoli grandi gesti quotidiani. 

Un libro che resta fermamente, dolorosamente radicato nella realtà trasfigurandola continuamente senza mai negarla. Una incredibile, potente dichiarazione d'amore per la letteratura. 



Perché, come dice Pennac: soprattutto, leggiamo contro la morte.  
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Diario di una (a) dieta #6

Fino a poco tempo fa, se solo avessi pensato a tutti i miei non rispettati buoni propositi dell'ultimo post, mi sarei sotterrata dalla vergogna facendo come il proverbiale struzzo. 



Solo che ho scoperto che la storia dello struzzo che si nasconde sotto la sabbia è una leggenda e quindi per me solo occhioni e piumaggio colorato, grazie. 

Perché la verità è che ho ripreso peso, ma ho trionfato. Ed è senza vergogna che vi annuncio di aver mollato. 






Sono arrivata alla fine delle vacanze di Natale stanca. Stanca del controllo, dei calcoli calorici e delle compensazioni, stanca di una disciplina ferrea degna di scopi più nobili di una taglia 42. 

E ho ceduto. Ironicamente, dopo aver superato con successo i 15 giorni terribili. Ho mangiato l'impossibile? No. Ma ho goduto di molti aperitivi a casa con mio marito, di cene improvvisate a base di pasta aglio e olio, di cioccolata sul divano e fritture da passeggio. Ho smesso di compensare ossessivamente un pasto "sgarro" con uno sano per il semplice fatto che ho smesso di pensare che sgarravo. 

Il risultato è che sono di nuovo quella che fisiologicamente sono predisposta ad essere: una donna formosa leggermente sovrappeso. Le mie analisi sono sane. Corro-rotolo- i miei 6/7 km senza intoppi. Ho ancora molti vestiti in cui entro senza problemi e in cui faccio una porca figura. 

Morale? Mollare non è questa gran tragedia. Basta sottostare ai diktat impossibili, è sano e giusto rivedere gli obiettivi, modificare il percorso lungo il cammino, ripensare le priorità. 

Poi ho visto questo video.  



E ho realizzato che stavo solo scegliendo una strada più semplice e meno faticosa ma che io, in fondo, non ho davvero cambiato  le mie priorità. 

Insomma non ho smesso di stare a dieta perché volevo davvero smettere di farlo- che andrebbe benissimo- ma solo perché ero stanca. Un momento di debolezza. Senza alcun panico ho lasciato che passasse Pasqua ed ho ripreso, con nuove consapevolezze. 

Ho capito che devo eliminare il concetto di sgarro dal mio modo di mangiare se voglio che sia sostenibile a lungo. E posso farlo perché sono più brava di quanto credessi ad equilibrare i miei pasti, anche senza rigorose pianificazioni. E ho capito che mi sono scelta una strada impegnativa, piena di alti e bassi, e che non potrò mai davvero dire: adesso basta. 

Ma 20 anni fa lasciavo che a decidere per me fosse l'industria della moda. Oggi decido io. 

Quindi sì, sono ingrassata. Ma questa è la storia di una vittoria. 



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