Di affari, errori e lezioni

Mentre parte del mio ultimo ordine su Buyincoins vaga raminga tra uffici postali sconosciuti (insomma, pare si sia persa e al momento ho fatto richiesta di rimborso), mi decido a parlarvi di parte dei miei acquisti e della mia esperienza in generale con questo sito. Qui parliamo solo dei "veri finti" Too Faced e Urban Decay che ho preso: ho acquistato anche una borsa, ma non credo ne parlemo. E il perchè vi sarà chiaro alla fine. Vi avverto: qui si parte a parlare di ombretti, ma si finsice con ben altro.

Buyincoins è definitivamente e assolutamente IL sito di "cinesate": ci si trova di tutto, a prezzi bassissimi. Poichè il rischio dogana è notevole, e poichè la spedizione è gratuita, ho diviso in tre il mio ordine. Per fortuna, aggiungo, visto la fine che ha fatto- per ora- uno dei tre (che paradossalmente è quello che più volevo, contenendo anche dei "veri finti" pennelli). Qui vedete una foto di gruppo di quello che è giunto sano e salvo nelle mie mani 

Ebbene sì: un bottino di tutto rispetto per poco meno di 17€. Detto così sembra un affarone... 

Andiamo con ordine però e guardiamo questi affaroni aperti (fortemente consigliato il click di ingrandimento, per non perdere i dettagli). Sebbene in molti casi abbiano poco in comune con i colori degli originali, non sono brutte palette, anzi.



Chiaramente, così come mi aspettavo, hanno in generale una scrivenza molto bassa e una tenuta che non supera il paio d'ore. Anche dove la resa è migliore della media, siamo comunque lontane dalla resa che un "vero falso" dovrebbe e/o potrebbe avere.

Il packaging è abbastanza curato, ma anche qui: sono falsi e si nota. A differenza di altri che sono in circolazione che mettono a dura prova la capacitá di  riconoscimento tra chi è cosa, qui lo si capisce subito. 

Insomma, sono falsi da bancarella e non fanno niente per nasconderlo. Anzi. Ce ne sono alcuni che lo urlano a gran voce come la Naked Basics (che ha anche un difetto nel meccanismo di apertura e penso seriamente che la romperò prima o poi. Senza troppo dolore nel caso accadesse, anzi con segreta soddisfazione) 


Alcune di voi forse ricorderanno che quando vi parlai della mia falsa Naked2  vi dissi che le ragioni del mio acquisto erano una grande curiosità, condita dal mio animo di collezionista: mi piaceva l'idea di avere la falsa e l'originale .

In questa occasione, oltre alla morbosa curiosità, la mia idea era quella di provare a capire se potesse essere il caso di prendere gli originali...una prova su strada con dei falsi, insomma. Errore. Grosso Errore.


Questi falsi non hanno molto in comune con colori e resa degli originali per cui, anche avendoli usati, non posso davvero dire di aver capito se davvero sfrutterei i veri. Certo, ho una vaga opinione sul fatto che probabilmente la Basics e la Flushed potrebbero piacermi, ma non di più nè con maggior ratio che se avessi pucciato le mie ditina nei sample da Sephora. Avrei fatto meglio, e avrei ottenuto risultati più interessanti, a cercare e comprare qualche onesto dupe. E con quella stessa cifra avrei potuto prendere un rossetto MAC.

Ma, soprattutto, mi sarei sentita meno colpevole. Abbiamo già discusso delle implicazioni morali e legali nel comprare un falso: non solo si rischia una multa per contraffazione (ma a questo devo ammettere che non ho pensato mentre ordinavo, da brava incosciente) ma ovviamente si alimenta un mercato di sfruttamento del lavoro spaventoso. Solo che all'epoca non avevo idea di quanto spaventoso: ho scoperto l'esistenza dei campi di concentramento cinesi solo dopo. 

Sì, avete letto bene. Campi di concentramento. Vi avevo avvertite che saremmo finite a parlare di altro.

Sebbene l'espressione sia vietata, questo sono di fatto i Laogai: campi di lavoro forzato riservati a chi ha compiuto reati minori. I detenuti sono privati dei diritti civili e non ricevono salario o ne ricevono uno irrisorio. Come spesso capita, le informazioni certe sulle condizioni di vita all'interno di queste istituzioni statali sono poche. Quei pochi che ne sono riusciti a scappare raccontano di ritmi disumani (fino a 18 ore al giorno, con l'obbligo di rispettare determinate quote produttive), uso della denutrizione, della tortura  e della delazione come sistemi ordinari. Condizioni confermate da alcuni rapporti di Amnesty International.

Ora fermatevi un attimo. Pensateci bene. Ripensateci ancora. Fatto? Rifatelo. 
 
Personalmente, la sola possibilità che uno dei miei prodotti made in China sia stata prodotta in un uno dei 1422 Laogai noti mi basta per sentirmi complice. Per questo ho deciso che non comprerò altre "cinesate".  E di questo mio errore, farò tesoro e lezione.

Sono perfettamente consapevole di come la mia azione da sola non serva a nulla e del fatto che ci sono moltissime cose che pur avendo la dicitura Made in Italy sono prodotte al 98% in Cina. Non sono però in grado di controllare quelle cose. Ma ho gli strumenti per cercare di evitare che tra i miei trucchi ci siano prodotti di un campo di concentramento. Almeno questo posso cercare di evitarlo. 

Perchè ora che so che la mia inutile "vera finta" Naked Basics costa meno di 5€ per questi motivi, vi assicuro che non mi sembra più un affarone. 

Li ricomprerei: no

Li consiglierei: no

Li regalerei: no

61 commenti:

  1. che bello qst post e cmq dai può capitare però mi piace il fatto che tu ne abbia fatto una riflessione
    che va al di là e tocca temi ben più grandi...io nn ne ho mai comprati di cosmetici o altro di qst tipo però capisco che molti lo facciano attirati dal prezzo, però cm hai ben dimostrato e scritto tu nn ne vale proprio la pena per tutti i motivi di cui parli...grazie di aver scritto e condiviso qst post...
    buona giornata

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    1. Credo di averlo sempre saputo, sotto sotto. Ma in qualche modo sfuggivo all'evidenza. La lettura di un articolo sui Laogai mi ha obbligato a guardare in faccia certe cose e a decidere da che parte voler stare.

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    2. Non conoscevo l'esistenza dei Laogai, grazie Hermosa, vedrò di fare tesoro anch'io della tua lezione saggiamente condivisa :)

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    3. Grazie a te: il motivo principale per cui l'ho raccontato è proprio la speranza di evitare l'errore involontario a qualcunaltra

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  2. Non conoscevo il termine Laogai e neanche i dettagli. Mi bastava sapere che molte fabbriche di oggetti che usiamo tutti i giorni (tra cui l'iPhone) sono prodotti in luoghi tremendi in cui vengono sfruttate le persone fino allo sfinimento fisico e psicologico.
    Per questo motivo, e anche perché credo nella proprietà intellettuale anche quando si tratta di prodotto commerciale, sono estremamente contraria ai "falsi". Tra l'altro, visto che ho pure la pelle sensibile e reattiva, avrei paura ad usare prodotti di cui non ho certezza a livello di qualità.

    Sono contenta di leggere post di questo tipo, perché l'etica dell'acquisto è molto importante ed è fondamentale che se ne parli.

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    1. Avendo una pelle decisamente poco delicata, posso permettermi certi rischi e questo ha contribuito in una mia leggerezza nel tempo. Oggi però mi interessano molti altri aspetti oltre al prezzo e, in alcuni casi come questo, anche più del prezzo stesso.

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  3. Ordunque.
    La questione specifica dei Laogai non la conoscevo ma, a prescindere da ciò, sai bene che sono sempre stata contraria all'acquisto di articoli contraffatti, che sia make up, o borse, o altro.
    E questo perchè, da sempre, la merce contraffatta di qualsiasi genere sfrutta lavoro nero e alimenta un mercato di illegalità che non voglio far crescere con il mio contributo.

    Tornando a parlare di make up: un conto può essere cercare un prodotto di una determinata marca che sia il dupe di qualcos'altro (e anche qui dovrei aprire una parentesi grande come una casa sul concetto di "dupe"), un conto un prodotto che si propone direttamente come fake... davvero credevi di poterti fare un'idea degli originali usando dei fake cinesi? o.O
    Come giustamente concludi tu alla fine, sono soldi buttati: magari su questi siti ci si potrà anche comprare il mondo con 40 euro, però se poi quello che ti arriva non è di buona qualità/si rompe/non funziona eccetera, allora con quei soldi sarebbe stato meglio prendersi magari meno roba, ma di buona fattura.
    Senza contare tutte le implicazioni morali di cui ho scritto più sopra.

    E sì, sei stata ufficialmente sgridata :P

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    1. Sgridata meritata, lo so. E so puro di aver sbagliato. Ma almeno ho fatto tesoro dei miei errori, no?? Meglio dell'intestardirmi.. :)

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  4. Non conoscevo la questione specifica dei Laogai ma ho visto diversi servizi sulle condizioni disumane in cui lavorano la maggior parte dei cinesi. Sì, perché anche quelli che sembrano benestanti poi sono ridotti a vivere stipati in retrobotteghe in condizioni igieniche disastrose. E la cosa che fa più paura è che questo mondo nascosto e parallelo è sotto i nostri occhi, i nostri occhi che non vedono oltre le tende a cannucce dietro i loro banconi perché il nostro sguardo è stato catturato dal "finto vero" ad un prezzo stracciato. Tutto ciò tralasciando i loro costumi in evasione delle tasse (come molti altri italiani), totale non rispetto delle regole, zero propensione all'integrazione in un paese che li ospita ma soprattutto tralasciando la totale assenza di controlli e certificazioni dei loro prodotti che spesso si rivelano dannosi. Il mio discorso spero non passi da razzista ma come si può ben capire non ho mai acquistato nessuna "cinesata".. Anche a me piacerebbe una bag Louis Vuitton ma non potendola comprare mi "rassegno" all'idea di non averla senza rifugiarmi in prodotti la cui fabbricazione sfrutta gli uomini e rasenta l'illegalità! Hai fatto MOLTO bene a scrivere questo post perché è un problema su cui dovremmo riflettere, e riflettere, e riflettere...

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    1. Ci tengo però a non voler generalizzare!!!!! Precisazione superflua ma doverosa!

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    2. I Laogai sono una realtà cinese, ahimè, legale. Quello a cui fai riferimento tu (evasione, sfruttamento etc) nel nostro paese almeno sarebbero illegali. Che siano una pratica diffusa verso la quale troppo spesso chiudiamo gli occhi è purtroppo vero...Per dire che stiamo parlando di una questione estremamente spinosa e delicata, vedi Ery qui sotto, e che bisogna fare molta attenzione. E credo che questa sia la nostra vera possibilità: fare attenzione. Questo mi auguro che mi permetta di evitare complicità consapevoli in futuro. Per le incosapevoli...ci stiamo lavorando:)

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  5. A questo punto ciccia fuori un problema: anche gli onesti dupe vengono spesso dalla Cina, come si fa a discernere cosa è frutto di sfruttamento e cosa no?
    Sono discretamente perplessa.

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    1. Manu Manuki mi diceva che in realtà un minimo di controllo verso le fabbriche cinesi si può fare. Basta chiedere certe certificazioni e certi standard. Che ovviamente pesano sui prezzi finali... Come ho detto più volte, rispetto a queste questioni le sfumature di grigio sono infinitamente più di 50. Ma ce ne sono di più vicine al nero, decisamente...

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  6. Grazie per questo post, non conoscevo i Laogai...
    Come già discutemmo in passato, non prendo mai cineserie vere e proprie. Purtroppo quasi tutto è made in Cina, ma spero che sorgenti famose offrano ai loro lavoratori una vita migliore; non potendo monitorare nè permettermi altro, continuo ad acquistare nei negozi, dalle varie marche (parlo tranquillamente di H&M, Ovs...) o quando credo che un capo sia ben fatto, e non entro in posti spiccatamente cinesi, ad alimentare commerci che mi puzzano già a partire dalla vendita (non apro parentesi su tal punto).
    Più scopro novità sul sommerso cinese, più continuo a pensare di non dover alimentare spontaneamente tutto ciò. E ritorno alla politica del poco ma buono (si spera). Ad es., la Basics è stata uno dei miei migliori acquisti; potevo prenderla falsa, o prendere un dupe (e come Deirdre, anche io evito di entrare nel merito dei 'dupe'), ma erano davvero quei 15 euro a fare la differenza? Mi servivano proprio, per poter acquistare magari un rossetto o un'altra cianfrusaglia? Per me, no. Ho tra le mani un ottimo prodotto; non mi serviva a nulla 'risparmiare'; anche perchè il risparmio secondo me, è uno stile di vita che non si basa sul ritrovarsi 10 euro di più in tasca, ma con una cosa scadente tra le mani; magari contaminata o fatta sfruttando (a tal proposito, attenta. Anche se la pelle non ti da reazioni, non significa che non ci siano contaminanti -presi anche solo dal container che prima ti trasportava sostanze chimiche e non pulito- che andrai ad assorbire; e con questi oggetti 'falsi' è più facile il passaggio in luoghi simili).
    Ponendo fine ai miei divagamenti, personalmente non ti sgrido. Sono fermamente convinta che a determinate conclusioni, ci si arrivi solo con l'esperienza diretta, facendo scelte per poi ritrovarsi a fronteggiare ciò che ne deriva. Tu sei arrivata a una scelta che hai vissuto; anche le migliori lotte non è detto che vadano appoggiate senza minima riflessione o voglia di capire da sè la realtà bontà; anche mettendoci anni e compiendo quelli che poi vedremo come errori. Almeno saranno diventati davvero parte di noi.
    Quindi ti faccio un sorriso, che senza la voglia di metterci del proprio in tutto, non avremmo mica qui la nostra Hermy per come è :)!! -e nessuno è veramente esente dall'alimentare questo mondo, purtroppo-

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    1. La tua speranza sulle condizioni migliore è oggi la mia stessa. Se avevo inziato a considerare il cinese (che ho comprato pochissime volte, sia chiaro) è stato perchè a un certo punto la riflessione fatta è stata che veniva tutto prodotto in Cina e allora "perchè spendere di più, se è la stessa robaccia?". Oggi ho motivi validi per ripensare a quell'atteggiamento. E hai ragione su tutte le osservazioni: sul fatto che il vero risparmio è comprare un buon prodotto al prezzo giusto e sul fatto che i contaminanti possono arrivare da strade a cui di solito non pensiamo...Sapevo di aprire un discorso delicato e ovviamente mi dispiace essere stata complice di questo mercato ma non ho voluto nascondermi: ho compiuto una leggerezza da cui però ho tratto una lezione preziosa per il futuro. Ne ho parlato con voi nella speranza di contagiarvi con il tarlo del dubbio (diffidare sempre di chi non ha dubbi!!!) :D

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  7. L'importante è che questa esperienza ti abbia aiutato a capire. Non conoscevo il termine di per se, ma la realtà si. E per questo non ho mai comprato falsi: allora faccio un sacrificio e mi compro se posso l'orginale!
    Mi sembra proprio strano pero che ci sia questa grande sfacciataggine su un sito internazionale: i venditori di Louis Vuitton e Gucci scappano quando arrivano i carabinieri, come è possibile che su questi siti rimangano senza problemi?
    Hanno proprio lo stesso packaging, lo stesso nome.. almeno ad esempio le palette di Makeup Revolution imitazioni delle Naked sono diverse all'esterno..

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    1. Sai che mi ero chiesta la stessa cosa? I veri flasi sono lì, pubblici e ben evidenti. Non so bene come facciano ad evitare denunce e similari ma è chiaro che ci riescono. Io le ho pres eperfettamente consapevole del loro essere false ma credo e temo che ci sia anche chi invece creda siano originali....

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  8. Purtroppo invece la realtà di questi campi dove molta gente "sparisce" l'avevo già sentita. Infatti non amo le cinesate in tutti i campi d'acquisto, cerco di non acquistarle e se lo faccio è perchè a livello economico non ho scelta.
    Sul collezionare falsi avevo già scritto sotto l'altro post che non è una cosa che mi interessa, preferisco tenermi i soldi e comprare qualcosa che uso/mi serve. Non avevo giudicato né giudico tutt'ora questa pratica, perché il collezionismo è inutile di suo, qualsiasi oggetto si stia collezionando. Perché alla base vi è un principio di accumulo smisurato di qualcosa, ovviamente di gran lunga superiore alle proprie necessità. Una collezione ha senso solo per il collezionatore stesso (e non ti dico cosa colleziono io!!ahaha).
    Tutte queste parole per dire che sono felice della tua scelta di abbandonare questa pratica perché alla base ci sono delle ottime motivazioni etiche che condivido e non perché è una collezione che non capisco (ehm la frase è contorta, non riesco a scriverla meglio...pietà!).
    Tra l'altro ero stata molto tentata di comprare dei falsi pennelli, i cloni dei miei everyday minerals ma avevo deciso di no proprio per questo discorso etico..in fondo gli originali hanno un prezzo accettabile e non si può pretendere che le aziende abbiano una certa policy se poi quelle che la hanno non le sosteniamo..no?!

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    1. Sul collezionismo non mi esprimo: come dici tu, ha senso solo per il collezionatore stesso (però dai, dimmi che collezioni tu...). Sul resto, non posso che concordare, perfettamente consapevole del fatto che in fondo avrei potuto farlo anche prima e questo mio "doverci sbattere il muso" era forse evitabile...

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    2. Hermy ti mando una mail così posso allegarti una foto..mi spiace solo che non potrò vedere la tua faccia! XD

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    3. ..vorrei vedere la tua di faccia, quando leggerai la risposta ;)

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  9. Ma oltre alle implicazioni morali, non hai paura di quello che poi ti metti in faccia? Mica sappiamo con cosa sono prodotti questi falsi (visto anche il prezzo), non abbiamo garanzie come succede con i prodotti di marca... sui giornali abbiamo già letto di attacci di allergia di bambini ai trucchi e ai coloranti usati dalla ditte cinesi. Quindi forse è meglio spendere qualche soldo in più, avere qualche trucco in meno (tanto non si può dire che ce manchino, o no?) a avere un pò più di riguardo per noi stesse!!!!

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    1. Sì, anche questo è sicuramente un punto a favore. Ma ho una pelle che è una pellaccia e sapevo (cosa che è stata) che non avrei avuto problemi. E ho letto di altre ragazze che l'avevano presa senza intoppi. Però hai ragione davvero.

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  10. Ciao tesoro come sempre hai scritto un bellissimo post che tutti dovrebbero leggere!!!
    la verità, strano ma vero, non ho mai comprato tarocchi, pur essendo abbastanza tirchia... anche perché quando ero ragazzina e andavo al mercato, i vestiti e borse tarocchi li riconoscevo... queste palette però sembrano identiche! e se qualcuno me le regalasse probabilmente non noterei la differenza...
    io non compro "dai cinesi". qui c'è un quartiere cinese grandissimo eppure le cose proprio... non mi attirano!! e mi sembra che i negozi siano tenuti male, e puzzino. Anche se le cose sono fatte nello stesso posto dove fanno quelle di bershka da cui invece compro...
    sei bravissima per aver fatto la scelta di non comprare più, anche io ci dovrei rinunciare, nonostante non compri nei negozietti, due cose su buyincoins le ho prese (extension per i capelli, tangle teezer tarocca, affarino per fare i timbrini sulle unghie, tutto per tipo 4 euro spedizione compresa...) a volte però mi viene l'incazzatura, quando vedo che se si ordina più di una cosa i costi diminuiscono. E poi penso che magari le catene qua comprano container di cose e le pagano veramente nulla... se già noi da "privati" le paghiamo pochissimo....
    e mi arrabbio se vedo che cose made in china qui costano 50 euro e su aliexpress 8 euro, ecco... e allora dico a me stessa che tanto "è uguale":... anche se probabilmente non lo è.
    Poi oltre all'etica.... con i trucchi avrei paura che gli inci non fossero controllati.... già è finto il nome, sicuramente sono taroccati anche gli inci... e io non uso solo trucchi bio anzi...
    però... se la mua o sleek o qualcuna di queste low cost facesse le dupe delle too faced le comprerei subito... ma da bic no XD
    ....e adesso ho una too faced originale ed è bellissimo persino il profumo!!! *_*

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    1. Il "tanto è ugale" forse è vero. O forse no. Nel dubbio, ho scelto di non essere complice e di provare a comprare prodotti la cui filiera m i sia nota, o almeno il più nota possibile. Come dicevo più su, sui contributi inconsapevoli, non possiamo farci molto. Ma quando sappiamo bene cosa stiamo alimentando, allora credo sia bene non farlo. Ci sono arrivata tardi, ma ci sono arrivata :)

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  11. Non avevo idea dell'esistenza dei laogai...io compro spesso da siti cinesi, ma mai roba con marchi tarocchi e mai prodotti di makeup, non si può sapere cosa diavolo ci sia dentro e io ho una pelle talmente sensibile che sarei folle a mettermi sulla pelle questo genere di cose...Dal punto di vista etico è difficile regolarsi, anche perchè spesso come dici tu su un capo c'è pure scritto "made in italy", ma in Italia ci avranno attaccato solo i bottoni o le etichette, quindi di fatto il prodotto è cinese. E' un gran casino...

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    1. Purtroppo sì, è davvero difficile orientarsi in questo caos. Però credo si possa provare a scegliere il meno peggio e cercare i brand più affidabili. Come dice Fransis più su, provare a sostenere quelle aziende che hanno policy condivisibili, anche se questo magari vuol dire un rossetto in meno;)

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  12. direi che questo post da post frivolo di makeup è diventato un post super serio e quasi di informazione. Nemmeno io conoscevo questi campi...però chissà quante cose compriamo e poi sono Made in china comunque...speriamo che qualcuno faccia delle leggi decenti per salvaguardare gli interessi del made in Italy e anche quelle povere persone sfruttate

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    1. Confesso che non lo avevo pensato così..man a mano scrivendolo le idee mi si sono fatet chiare. Io non solo mi auguro leggi, mi auguro anche il rispetto. Quei falsi lì sul quel sito non potrebbero esserci e invece...

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    2. pensa che io in questo momento lavoro in un'azienda molto piccola che per la registrazione del marchio dovrebbe pagare più di 100.000 euro l'anno...più la registrazione a livello nazionale...e ovviamente non si registrano perchè i soldi non ci sono...penso che però UD e Too Faced abbiano i soldi per registrarsi...mah

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    3. Sono certa che i grandi brand hanno registrato i loro marchi. Ma sul mercato della contraffazione, come se non bastassero già le cose che abbiamo detto fin'ora, c'è anche una specie di implicita connivenza degli stessi marchi copiati. Il concetto, spiegato meglio da fonti più autorevoli di me, è che in un certo senso giova alla notorietà del brand stesso....

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  13. Il tema è spinoso,perchè voler tenere un comportamento da acquirente etico non è sempre facile data l'informazione non completa. Quando si può però evitiamo,sarà una goccia nel mare ma non ci si dovrebbe sentire in colpa per aver comprato qualcosa :/

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    1. D'accordissimo.. Saremo solo una goccia, ma è comunque meglio di niente. E poi anche gli oceani sono fatti di gocce;)

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  14. Ciao Hermosa,
    personalmente ho deciso da tempo di tagliare su alcune spese di make up perchè ho troppi prodotti così voglio finire qualcosa prima di pensare di acquistare altro, soprattutto ho deciso da tempo di comprare poche cose di brand che mi interessano e ho anche deciso che certi siti non li bazzico perchè le cineserie personalmente non mi ispirano, poi se mai mi passasse per l'anticamera del cervello ricorderò cosa hai scritto riguardo i campi. Credo che a volte fermarci e pensare non farebbe male. Baci buona serata Alex

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    1. Alessia, a me invece devo dire divertono molto le cinesate. Anzi, rettifico: divertivano. Ora le guardo sotto una luce tutta diversa...Un bacio a te!

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  15. Questo tuo utilissimo post rafforza ancora di piu' la mia idea che per il makeup non devo cercare scorciatoie "cinesi", semmai solo dupe di altre marche. Pero' ora mi sorge il dubbio che tutto quello potenzialmente in vendita nei negozi cinesi (dagli stracci per la polvere ai profumatori per i cassetti della biancheria) possa essere stato realizzato in un laogai. La questione e' delicata e sara' il caso di approfondire. Ciao. Gaia

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    1. Temo proprio che sia così: credo e spero che ci siano realtà in Cina molto più dignitose di quella che vi ho raccontato ma non credo siano quelle da cui provengono le scarpe a 5€. :(

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  16. Sono contraria all'acquisto di merce contraffatta. Se proprio voglio qualcosa che somiglia all'originale, preferisco qualcosa che gli sia dichiaratamente ispirato, senza però che vi sia una contraffazione palese. Un conto comprare una Naked falsa. Un conto comprare una palette Mua che sappiamo essere ad essa ispirata nel colore degli ombretti, ma che lì si fermano le somiglianze. Non viene citato il nome dell'originale, il packaging è diverso, non viene fatto riferimento alla Naked. Si tratta di prodotti differenti anche se al loro interno hanno ombretti di colori simili. Ecco, lì mi sta bene. La contraffazione palese no. E lo stesso vale per borse o altri accessori.

    Non sapevo della questione dei Laogai e ti ringrazio per avervi posto l'accento.

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    1. Sì, decisamente meglio un dupe. Però io trovavo, e sottolineo che è al passato, divertente avere l'originale e il falso...Errori da maniaca del collezionismo, direi...

      Grazie a te per avermi letto :)

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  17. un post che fa riflettere!A grandi linee avevo sentito qualcosa degli sfruttamenti cinesi, non nello specifico dei Laogai...la merce contraffata è tale e si vede, si vede lontano un chilometro, e ora che so anche cosa c'è dietro...beh se non posso permettermelo pace, faccio senza :)

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    1. L'avete detto in molte e non posso che condividerlo: questo atteggiamento è sicuramente il più corretto :)

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  18. Questa riflessione ha molto senso, anchio mi sono recentemente pentita di uno dei miei acquisti...(pennello simil real techniques, pur avendo già 1 set e 2 singoli originali) La filosofia pochi ma buoni permette di non eccedere e nel contempo di assicurarsi di non incappare in situazioni come queste, cose che per altro non tengo a mente quando acquisto, mea culpa. Bella riflessione Hermò :)

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    1. Irina, bella tu! Tra l'altro appunti a un tema non di poco conto: scegliere gli originali e quindi di investire qualche euro in più comporta un minor accumulo indiscriminato, che è una di quelle cose che ho abbandonato da tempo;)

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  19. Quando si pensa tanto ormai tutto è made in China o PRC, sigla che si utilizza pensando di confondere il consumatore, è per lo più vero. (Parlo di abbigliamento, accessori e scarpe). Però c'è cinese e cinese. Per quanto la situazione dei lavoratori cinesi, thai, indiani etc, non sia ancora tra le migliori, ci sono delle condizioni peggiori e sono quelle dei poveretti che lavorano per aziende che producono per colossi che non richiedono certe certificazioni.... Ecco perché non tutti i prodotti cinesi sono uguali. Io non ho gran simpatia per i fake, evito borse e orologi perché tanto mi sgamerebbero subito, mi potrei mai permettere una Louis Vuitton originale? Si certo, se devolvessi diversi stipendi.... per farlo dovrei essere sotto l'influsso di una potente droga :). Bell'articolo Hermy

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    1. Come dici giustamente, c'è cinese e cinese e , faticosamente, qualche distinzione si può fare.
      A me i fake in qualche modo fanno simpatia: mi piace l'idea di non pagare quella percentuale spaventosa di ricarico che i brand fanno. Ma tra il pagare troppo un prodotto e il rendermi consapevolmente (ripeto di nuovo: per l'inconsapevole non posso farci nulla) preferisco la prima opzione.

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  20. Non conoscevo bene tutta la questione sfruttamento, anche se potrebbe essere facilmente immaginabile, quindi ti ringrazio per averlo scritto.
    Il mio unico ordine Buycoins (due collane) non è mai arrivato quindi, anche per questo, dubito di riprovarci.
    Un altro aspetto spiacevole di questa faccenda è il proliferare (soprattutto su Instagram) di Giveaway e, soprattutto, vendite dell'usato di queste palette, spacciate come vere ovviamente.

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    1. Che poi queste vengano rivendute per vere lo trovo folle, ma non esito a crederti... mentre i Giveaway di questo tipo concordo: sono irritanti oltre modo.

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  21. @all: grazie per i vostri commenti e per tutti gli spunti di riflessione che mi avete dato. Sappiate che mi avete ispirato almeno altri due post su temi correlati (uno è sui dupe).... Ve l'ho detto che vi adoro? No? #sapevatelo.

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  22. Beh, Hermy...penso che le cime più abbiette siano raggiunte da quei grandissimi brand (come sephora, appunto) i cui trucchi sono fatti in Cina. Non pensiamo infatti che Sephora, per continuare a citarne una sola, controlli le condizioni di lavoro delle fabbriche che producono, fra le altre mille cose, i loro prodotti. Mi scandalizza l'idea che il prodotto lo pagino pochi euro e lo rivendano a noi occidentali cretine per decine e decine di euro. E noi non soltanto incentiviamo dumping sociale e ambientale, ma ci facciamo pure la figura delle imbecilli che pagano il brand e non il prodotto.

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    1. Questo ragionamento, anche se un po' meno virulento, è quello che mi aveva portato a comprare "direttamente alla fonte". Oggi però preferisco che, nel caso, sia il brand ad essere scorretto con me e non essere scorretta io direttamente :)

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    2. Ci provo :)
      Se compro da un sito come Buyincoins sto comprando evidentemente dei falsi, prodotti da non si sa chi e non si sa come, dichiaratamente privi di ogni controllo. In questo caso alimento consapevolmente un mercato scorretto.

      Se compro dal Brand X, che dice di avere controlli di qualità, ha certificazioni e policy ed è la proprietaria di quel marchio - o ne è rivenditore autorizzato corro il rischio di stare alimentando un mercato solo nel caso che il Brand X mi stia volutamente mentendo. Ergo gli scorretti sono loro.

      Poi c'è l'opzione che preferisco, ma è la più difficile: comprare in negozi/siti/marchi di cui mi fido e a cui credo e da cui mi sento garantita. O che, addirittura, sono impegnati in progetti sociali che condivido (e che ho modo di verificare e conoscere).

      Spero di essermi spiegata (come disse il paracadute) :)

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    3. Allora, in primis mille punti a Grinfondoro per la freddura finale...MAGNIFICA X)
      In secundis sì, scusami, ora capisco, prima arrancavo. Il problema è che il brand X non dà garanzie o assicurazioni in merito. Sei portato a pensare che Sephora o Benetton essendo marchi gigantosi siano più etici e controllati di altri, magari di falsi dichiarati. Ma non è così, per il semplice motivo che loro producono in paesi in cui sono legittime e lecite pratiche che qui troviamo impensabili. Loro, dal punto di vista della legge, non fanno nulla di male, dal punto di vista morale o etico sì. Ricordi le quasi 300 vittime nel crollo della fabbrica tessile in Bangladesh qualche mese fa? Stavano producendo magliette Benetton, Mango, Primark, Matalan. E non rispettavano nessuno standard accettabile. Anzi ricordo che Benetton negò la sua presenza (nonostante il ritrovamento di casse e casse di abiti benetton) per settimane. Io penso che lo stesso valga per il make-up, con l'unica differenza che nel make-up fortunatamente per noi abbiamo molti marchi che producono in Europa e i cui standard possono essere più facili da accettare, da parte nostra. Come dice la tua terza opzione, la più bella.
      Mi scuso con te, non voglio sembrare pedante, noiosa e mi impanica pensare che altri potrebbero pensare che stia facendo la maestrina. Assolutamente no. Solo che mi piace molto leggere certi tipi di post, come il tuo. Ormai il mio apporto al mondo del beauty si sta riducendo all'osso, e mi ritrovo un po' viva e fra amiche quando leggo post simili.
      Ti lascio anch'io con una freddura memorizzata recentemente: "stavo facendo delle foto a due giocatori di scacchi, ma sono venute mosse" :P

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    4. Primo: ti assicuro che non ho pensato che volessi fare la maestrina, anzi. Su questo tema così delicato è fondamentale confrontarsi serenamente (mi fa piacere leggere che ti senti tra amiche, è un complimentone) e io dai vostri commenti ho avuto spunti di riflessione importantissimi per cui...grazie!

      Per il resto: purtroppo hai ragione, spesso il gioco di "scatole cinesi" permette ad alcuni bran ddi mantenere una facciata rispettabile senza esserlo davvero. Trovo che sia sempre più difficile, grazie al fatto che tenere segrete certe pratiche non è più così agevole ma è faticoso. E spesso si tende a scegliere una strada comoda e facile. Per questo la terza opzione è la più difficile: richiede un livello di attenzione sempre molto alto, una volontà di informarsi notevole e una difficoltà negli acquisti quotidiani impressionante. Che poi è uno di quei motivi per cui ogni tanto ci si lascia andare e si fanno errori come quello che ho fatto io. E infatti per me questo post è anche un auto-promemoria per il futuro:)

      Per chiudere ancora con una battuta: non voglio far parte di un club che mi accetta come socia :D

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  23. non sapevo dell'esistenza dei laogai... :'(

    io sono contraria ad acquistare prodotti direttamente dalla cina... e no, non per il rischio dogana (che si può evitare ricorrendo a mini ordini come hai fatto tu) o per il rischio di smarrimento (dato che non ci perderei nulla visto che esistono le contestazioni paypal o cose del genere), ma perché non voglio alimentare il mercato della contraffazione e perché ho paura delle condizioni di sfruttamento dei lavoratori... già mi sento in colpa se trovo 5 centesimi per strada e me li prendo (da me c'è la credenza che trovare -e prendere- centesimi per strada porti fortuna, non cifre superiori ovviamente altrimenti si è solo dei ladri), figurati se comprassi una borsa (o qualsiasi altra cosa) contraffatta... non mi va certo di rischiare per avere una gucci o una naked!! diverso invece è il discorso per l'acquisto nei negozi cinesi... qualcosina la compro, magari non i giochi per bambini (un esempio stupido) o una teglia da forno, ma una pochette o una molletta per capelli sì... io ho provato anche palette cinesi (in realtà solo made in china, l'azienda è spagnola) e mi ci trovo benissimo... però non sono palette spudoratamente false, ecco...
    adesso che ho scritto "spudoratamente false" mi è venuto in mente che questi prodotti vengono venduti alla luce del sole... ma com'è possibile?? non c'è nessuno che controlla? io fossi nel signor too faced mi arrabbierei un bel po' e farei di tutto per togliere dal mercato questi prodotti... bah!!! non so proprio cosa pensare... :-/
    e poi un'altra piccola considerazione... metti che qualcuno acquista una di queste palette e la rivende (su ebay, su qualche altro mercatino) spacciandola per vera?? o.O

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    1. Tutte considerazioni giuste e corrette. Sull'uso dei falsi da parte dei brand, magari ci ritorniamo ;) Unica cosa: queste palette non sono falsi affidabili: si vede subito che lo sono per cui rivenderle per vere credo sia difficile

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  25. Feci anche io questo acquisto tempo fa con le tue stesse intenzioni: provare i falsi (IL falso, nel mio caso solo la Basics) per capire se effettivamente la tipologia di prodotto valeva l'acquisto (e, perchè no, capire fino a che punto queste imitazioni si spingono). Grossissimo sbaglio! Per qualità, durata etc.etc. che hai già meravigliosamente riportato; oltre al difetto di apertura, che chiamarlo difetto è un eufemismo ! Ettolitri di bile versati nel tentativo di aprire quella benedetta confezione !

    Ma veniamo a noi. Mettendo per un attimo da parte il discorso della proprietà intellettuale, di cui forse si parla di più, penso capiti a molte di noi di sfuggire all'evidenza dei sistemi di sfruttamento che stanno dietro a certi prezzi: siamo vinte dalla curiosità prima ancora che dall'etica dell'acquisto.

    Io oggi ho scoperto i Laogai concretizzando un'idea (quella dello sfruttamento legale) che non avevo mai -volutamente- approfondito. A buon rendere :)

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    1. Credo che il discorso della proprietà intellettuale, pur essendo strettamente legato a questo tema, sia molto più ampio, soprattutto oggi. Ma è vero che tendiamo a rimuoverlo e a nonfarci nemmeno più caso... E credo anche che il tuo ultimo periodo descriva perfettamente anche il mio atteggiamento: avevo rimosso, volto lo sguardo in altra direzione...finchè un libro (e ne parlermo presto) non mi ha obbligato a guardare e vedere.

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  26. La notizia di questi campi mi conferma ancora di più la scelta di non comprare cinesate che evitavo per principio per la scarsa qualità. Ora anche per una questione morale!

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    1. Senza entrare n ei risvolti morali, è poi anch eovvio che cose prodotte in questo modo non siano di buona qualità ..o no? :)

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