For the times they are a-changin'

Con un titolo così, minimo minimo vi aspettere che all'improvviso una simpatica squinternata come me vi parli delle dimissioni del Papa. Invece, vi parlo della decisione dell' Advertising Standards Authority inglese di censurare, perchè sessualmente esplicita, la reclame di un famoso profumo della Maison Chanel, il Coco Mademoiselle.

Lo spot è questo, del 2011. Molte di voi lo conosceranno già. Però riguardatevelo per bene, nella sua versione integrale.




Ora: sarebbe fin troppo facile sottolineare la sproporzione del provvedimento rispetto a tutto quello che quotidianamente passa davanti ai nostri occhi. Anche volendo limitare il campo a quello che si vede nel mondo delle pubblicità/moda. Vi basta citare questo, per vincere e chiudere ogni discussione.

Non è l'incongruenza del provvedimento però l'aspetto che più mi ha colpito delle vicenda. A colpirmi sono state due cose, speculari e complementari.

Una è l'ammissione evidente di quanto sia più sensuale ed efficace una leggera e discreta allusione di un esplicito e diretto richiamo.  

E fin qui, dato che io sono una che crede sia molto più sensuale una gonna al ginocchio con un bordo di parigina che si intravede all'accavallare le gambe che una gonna-cintura, tutto benissimo. Festa, ricchi premi e cotillion per tutte.

L'altra invece è meno gradevole e più difficile da spiegare. Ci provo lo stesso e  «Se sbaglio mi corigerete»....

La mia sensazione è che spesso si interviene su presunte volgarità "intellettuali" (come questa) lasciando quelle fisiche pure e dure più libere. Come se il nuovo pudore riguardasse soprattutto i sentimenti e le idee, non il fisico e il corpo. E come se, soprattutto, si avesse timore di essere tacciati come retrogradi e "antichi". Così si finisce per tacere, lasciando che l'idea di liberazione si misuri in cm di gonne accorciate o di pelle in mostra e per censurare quello che non andrebbe censurato, come in questo caso. 

Il punto è che a me sembra che questa schizofrenia sia dannosa e errata. Fuorviante, quando non volutamente ipocrita. Sicuramente parziale.

Il mio corpo e le mie idee, e soprattutto il modo in cui decido di renderli pubblici, sono entrambi una forma di linguaggio. Con un suo alfabeto e con infiniti toni di gioco diversi. 

Sono libera di mettere una gonna-cintura tanto quanto una palandrana ingoffente. Così come sono libera di scrivere e parlare in un modo piuttosto che in un altro. Ma devo, o almeno dovrei, essere consapevole che otterrò risultati diversi. 

Se scrivo un post pieno di insulti e invettive non avrò lo stesso risultato di un post che sceglie toni pacati e misurati. Lo stesso vale con qualsiasi altra cosa.  

La forma è sostanza. 

In ogni campo. Scindere questi due aspetti, equivale "a fare finta di": se dico A, intendo A. Se mi vesto in un certo modo, intendo dire certe cose. Se voglio sottolineare la mia sensualità sono libera di farlo ma ho il dovere, verso me stessa prima ancora che verso gli altri, di esserne consapevole e di non pretendere che tutto sia acriticamente uguale

Perchè a me sembra che la vera censura, qui e in molti altri casi, non sia intervenuta sull'esplicità del video, che è nulla o quasi. La censura interviene su un concetto che risulta fastidioso: una donna consapevole, autonoma e  indipendente. Che volutamente gioca con un uomo e altrettanto volutamente va via. Non è questione di pudore o di allusioni (e se lo chiedete a me, non lo è mai stato nemmeno quando ci dicevano di coprire le caviglie). 

E' questione di potere e controllo

Il tentivo, da più parti, è quello di svuotare il fisico di valore e significato rendendolo merce, rendendolo oggetto, separato e lontano dalle idee. Allora diventa concepibile il mercimonio dei nostri corpi e l'idea di una sessualità davvero esplicita priva di emozione e di valore. Allora il nostro corpo diventa cosa, di cui disporre a piacimento. Tanto, vi diranno, è delle idee che dovete essere pudiche. 

Non fatevi abbindolare. Non fate decidere ad altri cosa e come volete dire con il vostro corpo e i vostri gesti.  

Continuate a trovare l'esibizione delle farfalline triste e svilente: non ha niente a che vedere con l'emancipazione, quello. 

Ma continuate a decidere quando andare via. Con o senza profumo addosso.  

I tempi stanno cambiando, i Papi si dimettono, a San Remo non c'era nemmeno un fiore nella scenografia e un rossetto rosso sulle labbra di qualcuna.  Se non teniamo la guardia alta, non sará in meglio.

 

....sì. Mi è venuto fuori un post degno di Noi donne: mi mancava solo aggiungere che il corpo e mio e lo gestisco io. Lo so. Ho provato a rimettere in ordine le idee, ma restano confuse. Aspetto di sentire la vostra.

p.s. questo post entra di diritto in Fighe Così. L'abbeccedario è naufragato, lo so. Ma  mi sembra comunque adatto.

26 commenti:

  1. Mai stata più d'accordo con un articolo!! In particolare sul secondo punto, la forma spesso è anche sostanza.
    Grande Hermy!! :-)

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    1. Pamela, posso solo esserne contenta:)

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  2. "Il corpo è mio e lo gestisco io", da sempre ne faccio uno dei miei motti più cari. Sono d'accordo su molte cose Hermy. Sul fatto che invece di renderla libera e felice nel senso vero e giusto, si stia rendendo la sessualità, la sensualità, il decidere come e con chi fare l'amore e condividere di conseguenza l'intimità del proprio corpo, solo una mercanzia che 'se non la dai non sei emancipata'. Vedo troppe ragazze fuorviate da ciò, che si credono libere andando con mille uomini, ma di fatto non lo sono perchè poi restano piene di dubbi ed incertezze di sè che certo una persona conosciuta da 2 ore non può aiutarti a superare. Non dico che non si debba andare con chi si vuole, anzi!, ma dico di imparare a farlo piano piano, capire la situazione, essere sicure di sè stesse e di ciò che si è e si vuole. Avere carattere per dire NO ai canoni finto-liberi che imperversano. Crearsi una stabilità mentale-emotiva, che sola porta ad approcciarsi con tranquillità e sicurezza col nostro corpo, il nostro cervello ed i nostri atti. L'emancipazione è mentale, non basta più la gonna corta.
    E mannaggia a te Hermy, che fai post tanto interessanti e mi istighi a scrivere monologhi :'D !!!

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    1. Tyta, sappi che io adoro i tuoi interventi, non smettere mai! Trovo particolarmente interessante il passaggio "se non la dai non sei moderna" e lo condivido a pieno!

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  3. ma che esagerazione.

    video con richiamo esplicito ma raffinato, senza volgarità, nudi e così via.

    ben vengano questo genere di video!

    http://nonsidicepiacere.blogspot.it/

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  4. La penso esattamente come te sulla sensualità, difatti molto spesso mi trovo un po' fuoriluogo in questa modernità fatta di giropatata e chi più ha da mostrare mostri..
    e trovo assurdo che abbiano censurato questo video che tra l'altro è molto raffinato e di una sensualità delicata e per nulla volgare!
    tristezza a palate!

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    1. Il "giropatata" come definizione mi mancava! In assoluto, devo dire che a me questo video non piaceva: lo trovo abbastanza banalotto. Ma da qui a censurarlo....

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  5. Sono perfettamente d'accordo con il tuo post!
    Siamo circondati da volgarità, da intendersi spesso come messaggi trasmessi in maniera molto poco colta e molto grossolana. I media si rivolgono a noi come tanti idioti a cui rifilare sesso e nudità a tutto spiano ignorando la sensualità, la passione e tutti i sentimenti e le sfumature che ci sono dietro e attorno. Ce ne fossero di più di spot studiati, eleganti e ... ma sì, con qualche sottinteso. Perché diciamocelo, ci piace di più quando "si intuisce" o "si immagina" che quando "si vede" :)
    Timeless Mode

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    1. I sottintesi vanno benissimo, ci mancherebbe. Anche l'esplicito,confesso, non mi infastidisce quando necessario. Invece la schizofrenia imperante fa sì che si usi il sottinteso vagamente ammiccante se si parla di preservativi e l'esplicito al limite del porno se si parla di mattonelle....

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  6. Benchè sia perfettamente in accordo con la tua analisi, dubito seriamente che in casa Chanel la abbiano pensata così, purtroppo.
    Io se potessi eliminerei tutti gli spot a sfondo sessuale, ce ne sono un numero infinito, e pur non essendo particolarmente moralista iniziano a darmi fastidio. Oltre al fatto che a forza di proportela rendono l'idea della sessualità fin troppo ordinaria (se da un lato è meglio che il proibizionismo di una volta, dall'altro sta portando all'estremo opposto). Ok alla donna sensuale, ma possibile che non sappiano pensare ad altro?! Ormai sono inflazionate.

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    1. Mi piacciono alcuni spunti della tua analisi :)

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    2. L'eccessiva uso di certi temi è diventato una pratica comune e accettata. Sono schemi facili, che vendono e che il cliente, anche quando è un cliente come Chanel, accetta per vincenti. Peró a dirla tutta io li trovo piú "onesti": lo sterotipo è dichairato e immediatamente riconoscibile. Piú subdolo e fastidioso trovo il modello universalmente diffuso per cui a "combattere lo sporco" c'è sempre una donna. E se l'uomo arriva, è il maschio salvatore che porta la soluzione...

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  7. Non sono d'accordo che la forma è sostanza (ho alle spalle un mondo universitario fatto di tante parole al vento e di nessun fatto, di ragazzine che vogliono fare la rivoluzione con il bankomat di mammà...perdonami). La forma, sfortunatamente, non è sostanza. Fortunato chi riesce ad accomunarle nel proprio essere, dimostrandosi persona coerente. Detto questo, pur partendo da basi forse differenti, arriviamo allo stesso risultato: ciò che è necessaria è la consapevolezza.
    Limitatamente alla pubblicità non so che dirti perchè mi stupisce che un paese come l'Inghilterra, che per i miei gusti è molto grezzo in quanto a volgarità (noi invece siamo osceni, è diverso), possa censurare qualcosa di simile. Il problema starà tutto nel momento in cui le toglie lo stivale, neanche fossimo tornati alla cavigliera de La fiamma del peccato (1944). Non so, dovremmo vedere il tenore delle altre pubblicità in Inghilterra. Ma dubito che così troveremmo comunque una soluzione all'arcano.

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    1. Sullo scostamente tra forma e sostanza...non so. Io me li ricordo i rivoluzionari universitari che stracciavano i maglioni di cachemire, come no. Ed era proprio la forma (il maglione) a stabilire la loro poca sostanza. O che occupavano la facoltá e quando il collettivo votava per la dis-occupazione, lanciavano monetine sdegnati. Anche lì, la loro forma decretava la loro poca sostanza. Voglio dire: ci possono pure provare, a vendersi per quello che non sono. Ma difficilmente ce la faranno....
      Sulla censura: io ho come l'impressione che si sia usata la tecnica del colpirne uno per educarne cento.

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  8. Eccomi! mi ero persa questo post!
    Diciamo anche che l'autorità garante inglese è molto diversa da quella italiana...e c'è un motivo se la nostra tv viene vista all'estero come spazzatura che nessuno vuole.
    Poi sono d'accordo praticamente su tutto, soprattutto su "colpirne uno ed educarne cento". Ma proprio Chanel dovevano colpire? ;)

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    1. Guarda, la televesioni estere che conosco per bene sono la francese e la spagnola. E sono pietose e mal messe come la nostra da questo punto di vista.

      Per il resto, è vero che c'è di ben peggio da censurare...ma forse colpire Chanel fa molta piú notizia;)

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  9. Mi spiace Hermy, ma non sono d'accordo.

    Innanzitutto, mi pare che la notizia abbia - come al solito - alterato la realtà: l'ASA non ha vietato lo spot Chanel, ha invece ribadito, in seguito ad una lamentela, che trasmetterlo durante un film indirizzato anche ad un pubblico di bambini (L'era glaciale) non è stata una scelta opportuna e ha deciso che la pubblicità non dovrà andare in onda durante programmi destinati ai più piccoli.

    Personalmente aborro la censura, ma non credo che questo caso ne sia un esempio. La televisione è quasi un intruso nelle case, ritengo che perlomeno debba rispettare alcune regole, come qualsiasi ospite. Regole che ovviamente sono frutto di compromessi e non andranno bene a chiunque (me inclusa), ma è già qualcosa.

    Se poi vogliamo parlare di volgarità, per me ogni pubblicità lo è: anche quella Chanel si nutre di stereotipi e svuota un'idea e un corpo associandoli ad un prodotto. La sensualità è "non darla"? Essere magre? O spendere 80 euro per Coco Mademoiselle?

    Ignorate il fatto che caschi continuamente preda delle industrie cosmetiche e delle loro manipolazioni, grazie! :D

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    1. Ale, a me invece fa piacere leggere un parere diverso dal mio espresso così. E' uno spunto interessante di riflessione:)

      Io peró non credo che la tv sia un intruso: non si accende a prescindere da noi. Nè ci impone di essere vista. Tantomeno cosa vedere. Che una pubblicitá possa essere piú o meno opportuna, sono d'accordo e suppongo esista qualcosa di simile alle fasce protette anche all'estero. Peró confesso: se fossi genitore, a mio figlio non lascerei mai vedere televisione senza di me. E probabilmente gli farei vedere dvd. Moltissimi dvd. E non gli lascerei la tv in stanza.

      Sì. Mio figlio probabilmente mi odierebbe:D

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    2. Questo è vero, a casa mia da più di un anno (o due?) neppure c'è la tv, ed esistono tante alternative. Trovo però siano più "macchinose": per esempio se voglio un DVD devo acquistarlo/noleggiarlo, il che vuol dire pagare, andare al negozio ed eventualmente riportarlo. Simile discorso per il download, legale o meno: richiede tempo e qualche competenza che non tutti possiedono (penso ai miei genitori e ad alcune conoscenze più giovani). La tv invece la abbiamo in casa quasi tutti da quando siamo nati (la mia generazione, perlomeno) e basta premere un pulsante. Per come la vedo io, ne approfittano tantissimo di questa estrema facilità d'uso: troppi "dibattiti" a senso unico, pubblicità sempre più insidiose, notizie deformate...

      Non ti odierebbe, fidati. ;) I miei mi hanno cresciuta in modo simile, niente tv in camera ma tanti DVD in salotto, anche perché mio padre aveva una videoteca... Un sogno!

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    3. I tuoi sono UN MITO. E tu sei uno splendido esempio di come la tv sia non obbligatoria.

      E' vero che sono alternative macchinose che richiedono piú attenzione e tempo. Ma se non lo facciamo per queste cose, davvero non so per cosa dovremmo farlo:D Poi certo, loro ci contano. Ma sta a noi non farci "infonocchiare":)

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  10. Mi è piaciuto questo post e mi sono paiciuti i commenti delle ragazze che ti seguono, a me non da alcun fastidio questa pubblicità, me ne hanno dato di più un sanremo senza fiori e delle soubrette mal truccate :D

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    1. La quasi totale assenza dei rossetti rossi a San Remo...perchè, mi chiedo, PERCHE'??:(

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  11. sono talmente contenta di non avere più una televisione che gioisco quando non conosco spot di questo genere... notizie di questo genere, nuovi nuovi reality show o aneddoti riguardanti vecchi dinosauri televisivi come San Remo...o nuove volgarità moderne.
    Non condivido in nessun caso la censura ma quello che deduco è che sia la censura della tv sia diventata allora una censura delle idee visto che era rimasto poco altro da censurare visto che ormai hanno mostrato tutto il mostrabile...
    Sulla consapevolezza sono assolutamente d'accordo, ci si può vestire e truccare in un certo modo ma bisogna essere consapevoli di quello che vogliamo comunicare

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    1. scusa l'italiano orribile mentre scrivevo il commento mi hanno telefonato due persone diverse ed ho perso il filo... :-(

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    2. Italiano a parte, ti capisco perfettamente. Io ho corso seriamente il rischio di eccedere in visioni trash..poi ho capito che, sebbene guardate con distacco, mi "contaminavano" comunque. Adesso guardo le serie che mi divertono e i film. Ma molte sere la tv resta spenta:) Molto piú difficile a dirsi che a farsi, davvero.

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